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IN
COSTRUZIONE
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PROSSIME
DATE:
31-01-2012
al 05-02-2012 quando saremo GRANDI!
17-03-2012 aspettando nil
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| Fabiana |
Elisa |
Giada |
Il
gruppo teatrale LAFABBRICA nasce nel 2002, dall’incontro di
due attrici (Elisa Bongiovanni, Giada Parlanti) e una regista (Fabiana
Iacozzilli)
decise a fare del teatro il loro territorio comune. Si conoscono
durante il trienno di studi del “Centro Internazionale La
Cometa”, dove si diplomano, scuola che nasce dal fortunato
incontro della metodologia
russa con quella inglese. Qui hanno la possibilità di
studiare con registi e maestri appartenenti alla scena internazionale,
quali Natalia
Zvereva, Nikolaj Karpov, Alan Woodhouse, Natalia Orekhova, il cui
incontro le fa confrontare ancora giovanissime con quella che
è la realta dell’arte del recitare: il conflitto
tra il pensiero e
l’azione.
Decise ad “agire il pensiero” collaborano a diversi
progetti come la messa in scena di “Due chiacchiere al
parco” e di
“Delitto all’isola delle capre”. Recitano
insieme negli spettacoli
“Sogno di una notte di mezza estate”,
“Scritti di guerra”,
“I ciechi”.
Grazie all’intervento della scuola che ha riconosciuto nella
sperimentazione del gruppo una possibilità di sintesi e di
sviluppo di
quelle che sono le linee fondamentali della propria pedagogia, la
Compagnia ha avuto la
possibilità di continuare un cammino comune, di chiarire la
propria visione del teatro, di concentrarsi sull’espressione
corporea
e l’immagine, ma soprattutto di continuare a riflettere e
sperimentare. È
difficile pronunciare grandi frasi, ma se il teatro ha una
funzione è
quella di rendere la realtà impossibile. Non ci interessa la
riproduzione della realtà sulla scena, ci interessa al
contrario difendere la scena dalla realtà, portare in scena
un'altra
dimensione, un altro spazio, un altro tempo. Nell'ottenere questa
distanza dalla
realtà, c'è una sorta di godimento, un vero e,
proprio divertimento, si
tratta di togliere gli spettatori dalla realtà in cui vivono
per
fargliene vedere un'altra. Riso e pianto possono ottenere questo
effetto: instaurare un altro rapporto con il vissuto. Per fare questo
noi siamo interessate a mettere l’attore al centro della
scena,
metterlo in una situazione di “pericolo” e a
partire da lui
costruire una realtà. L’attore e la sua
sensibilità sono il
nostro materiale. La possibilità espressiva diviene per lui
una questione di vita
o di morte. Mai delegare, mai lasciare il ring, tentare fino alla fine
di
arrivare ad una proposta utilizzando se stesso, la propria relazione
con lo spazio, con il tempo, con il compagno, con il divino che si
respira nell’atto teatrale. |
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